Da La Stampa: " I Fondi pensione non decollano rendimenti penalizzati rispetto al Tfr"

I Fondi pensione non decollano rendimenti penalizzati rispetto al Tfr
Poco più di due persone ogni dieci aderiscono alla previdenza complementare. Un tasso di adesione che svela come il lancio delle nuove forme pensionistiche che nei propositi dovrebbero compensare la riduzione delle pensioni garantite dallo Stato sia ancora al palo. Alla fine del 2010 le adesioni ammontavano a 5,3 milioni, pari al 23 per cento della platea di riferimento. Rispetto all’anno precedente e al netto delle uscite, si registra una crescita di soli quattro punti percentuali. I nuovi iscritti sono stati circa 380 mila e nei primi tre mesi di quest’anno le adesioni sono cresciute solo dell’1,3 per cento. Niente di esaltante per un settore che dovrebbe trainare al suo interno la maggior parte dei lavoratori dipendenti, che quando andranno in pensione si troveranno a dover integrare l’assegno pubblico con una quota di reddito proveniente da una pensione privata. «Quello in corso si sta dimostrando un anno ancora difficile per il mercato del lavoro al cui andamento, in termini di occupazione e salari, è legata in prospettiva la crescita della previdenza complementare. I deboli segnali di ripresa delle assunzioni stentano a consolidarsi», sostiene Antonio Finocchiaro, presidente della Covip, la Commissione vigilanza sui fondi pensione. «Una parte considerevole dei lavoratori oggi occupati — aggiunge Finocchiaro — avrà tassi di sostituzione della pensione obbligatoria inferiori al 60% dell’ultimo stipendio. L’esigenza di una pensione integrativa è pertanto evidente».
Le ragioni dello scarso appeal che i fondi riscuotono soprattutto tra i giovani, la generazione che più di tutte dovrebbe guardare a queste forme di previdenza, sta proprio nella crisi economica e in quella conseguente del mercato del lavoro. Il fenomeno è stato analizzato anche nella "Prima giornata annuale per la diffusione della cultura previdenziale tra i giovani" lo scorso 25 maggio, denominata «Un giorno per il futuro», promossa dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. È stato ribadito che nel 2011 solo un quarto della clientela ha mostrato interessamento agli strumenti di previdenza complementare, e che sebbene da tempo si ripeta che "l’importante è pensarci da giovani", la fascia di età che più di tutte guarda con attenzione alla previdenza complementare è quella compresa tra i 41 e i 50 anni.
«Ad aderire ai fondi sono soprattutto persone di età avanzata, perché chiedere a un giovane precario che guadagna 800 euro al mese di versarne anche soli 100 per una qualsiasi forma di previdenza integrativa sembra un affronto», spiega Giancarlo Morcaldo, commissario Covip. Ma una soluzione va trovata. «Si potrebbe per esempio invece che dedurre il contributo previdenziale dal reddito, proporre una detrazione di entità uguale per tutti dall’imposta: in tal modo si favorirebbero i redditi più bassi che spesso coincidono con quelli dei più giovani», aggiunge Morcaldo. Il nodo resta comunque la disoccupazione o la perdita di lavoro in un Paese come l’Italia dove la crescita del Pil è inferiore a quella degli altri Stati europei. La sola flessione dei redditi delle famiglie, connessa con la negativa situazione congiunturale, ha determinato anche un aumento delle sospensioni dei versamenti contributivi, passati dalle 840 mila del 2009 a un milione di fine 2010. Il che significa che le difficoltà degli ultimi anni hanno inciso non soltanto sulle adesioni ma anche sulla regolarità della contribuzione.
Un altro tema cruciale per aumentare l’appeal dei fondi pensioni integrativi è il rendimento. Il benchmark da battere è la rivalutazione del trattamento di fine rapporto, il cui meccanismo di calcolo va di pari passo con l’inflazione, visto che è calcolato aggiungendo l’1,5% al 75% della crescita dei prezzi al consumo, un metodo che offre una copertura quasi perfetta dall’inflazione. Nel 2010, i fondi hanno registrato rendimenti medi del 2,6% battendo la rivalutazione del Tfr e recuperando in parte le perdite subite nel 2008 (—6,3%). «I rendimenti sono bloccati da commissioni troppe elevate, perché elevata è la rotazione del patrimonio da parte dei gestori e dalla scelta degli investimenti. Si dovrebbe privilegiare il lungo periodo che offre migliori combinazioni rischio rendimenti, sia per le azioni che per le obbligazioni», suggerisce Morcaldo. Come dire che una volta raccolta i fondi, bisogna anche saperli gestire bene.


di Walter Galbiati, 20 giugno 2011
la Stampa